"Su queste sponde care alla memoria
segnate dal paziente e secolare lavoro
della terra e del mare
sotto l'alta benedizione dell'Assunta
rivive il Palio Marinaro dell'Argentario.
E' qui che a ogni cader del sole a mezzagosto
dispiegate al vento le bandiere dei Rioni
CROCE FORTEZZA PILARELLA e VALLE
un popolo intero fedele si raduna
per rinnovare l'antico patto con il mare
e affidare alla fortuna delle onde
le fatiche e le speranze dei propri figli".
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COS'E’ IL PALIO MARINARO DELL’ARGENTARIO
La parola PALIO deriva dal latino "PALLIUM" o "PALIUM", significa letteralmente MANTELLO o RETTANGOLO DI STOFFA tessuta o dipinta.
Nel Medioevo il "palio" era uno stendardo che veniva consegnato ai vincitori di gare, quindi veniva usato come premio durante feste o gare che le città organizzavano nei giorni del loro Santo Patrono. I vari drappi erano confezionati con stoffe pregiate, come la SETA, ed impreziosite con filettature d'ORO, in modo da rendere ancora più prestigiosa la vittoria.
In seguito il nome, palio, servì per denominare le gare stesse.
Quindi, il termine PALIO ha oggi due significati:
1) stendardo, premio di una gara;
2) denominazione della gara stessa.
IL PALIO MARINARO DELL'ARGENTARIO è una regata remiera che mette in competizione 4 imbarcazioni, “ GUZZI”, spinte da 4 VOGATORI ed UN TIMONIERE. I 4 guzzi rappresentano ciascuno, uno dei 4 RIONI in cui è diviso il paese di Porto Santo Stefano (fraz. di Monte Argentario): CROCE, FORTEZZA, PILARELLA e VALLE.
Il Palio si corre ogni 15 AGOSTO nello specchio d’acqua, di fronte al Palazzo Comunale, compreso tra Via del Molo e la parte finale del Lungomare dei Navigatori (curva della Pace), tale spazio marino è denominato: “ STADIO DEL TURCHESE” per le sue trasparenze venate di verde e di azzurro.
La distanza che i 4 equipaggi devono, faticosamente, percorrere è di 4000 mt. suddivisa in 10 tratte da 400 mt. l’una, con 5 virate “a largo” e 4 “a terra”. Ai vincitori è consegnato, come detto prima, il PALIO che è dedicato alla MADONNA dell’ASSUNTA.
Il luogo in cui si corre la gara, IN MARE APERTO, e la lunghezza del massacrante percorso, 4000 mt., rende il Palio Marinaro dell’Argentario una manifestazione sportiva e folkloristica UNICA AL MONDO che da prestigio alla nostra terra natìa.
LA LEGGENDA
Il Palio Marinaro dell’Argentario fonda le proprie origini in una LEGGENDA che è talmente radicata nella tradizione popolare santostefanese da essere assunta come verità storica.
Tale leggenda ambienta i fatti all’epoca in cui il Mar Tirreno era preda di scorrerie da parte di navi barbaresche.
Si narra che un giorno un gruppo di pescatori (a bordo di un “tartarone”) stava pescando nei pressi di Cala Grande. Alla fine della battuta di pesca, nel tardo pomeriggio, i giovani marinai decisero di far rotta verso casa. Proprio in quel momento videro all’orizzonte un vascello pirata, accortisi che la loro vita era in pericolo cominciarono immediatamente a vogare per fuggire. I pirati saraceni, avvistata l’imbarcazione a remi, calarono in acqua una veloce scialuppa e si misero all’inseguimento dei poveri pescatori.
Gli uomini locali, vista la scialuppa che si avvicinava velocemente, vogarono ancora più potentemente e con ardore ma i loro sforzi sembravano vani fino a che non ebbero l’intuizione di nascondersi in una grotta dietro Punta Cacciarella.
I pirati una volta doppiata Punta Cacciarella rimasero stupiti perché il “tartarone” era svanito nel nulla, cercarono insistentemente nelle piccole insenature della scogliera fino a buio ma, la grotta (che i pescatori conoscevano bene) era talmente ben mimetizzata che dovettero cedere e tornare al vascello.
Solo a notte fonda i pescatori fecero ritorno a casa e raccontarono la loro avventura agli abitanti del villaggio che vollero festeggiare, il giorno seguente, lo scampato pericolo. Decisero inoltre che da allora, ogni anno, si sarebbe ricordato l'evento con la riproposizione di una regata remiera ed al vincitore sarebbe andato uno stendardo dedicato alla Madonna dell’Assunta che protesse quei poveri, ma forti e furbi, pescatori.
La grotta della “salvezza” fu chiamata LA GROTTA DEL TURCO: nome, tra l’altro, che ha ancora oggi.
Dobbiamo dire che questa è una leggenda che fa poco onore al coraggio santostefanese. Infatti esiste un’altra “ versione” della leggenda, meno conosciuta, diciamo per così dire un po’ più “ PATRIOTTICA”.
Come detto è una storia poco conosciuta, forse “falsa” e inventata da qualcuno per “dar contro” al racconto più celebre, ma noi ve la vogliamo raccontare ugualmente. Il filo conduttore rispetto alla precedente, riguarda la presenza dei pirati saraceni e dei giovani pescatori santostefanesi.

Si narra che un giorno giunse dalla Fortezza la notizia dell'avvistamento di una nave corsara a largo di Lividonia, era una giornata di bonaccia con il mare calmo e liscio come l'olio. Dato che non tirava un filo di vento le vele nemiche pendevano dai pennoni, il vascello era fermo e non poteva manovrare.
I pescatori santostefanesi, e non solo, spinti dalla sete di vendetta per le razzie subite nel passato e vista la posizione di vulnerabilità del vascello decisero di assaltare la nave saracena sperando di rifarsi delle recenti scorrerie. Quindi spinsero in acqua le loro grosse barche a remi e vogarono all’arrembaggio dei nemici.
Mentre si avvicinavano ai pirati però la brezza marina cominciò a salire, le vele del vascello cominciarono a gonfiarsi e la nave corsara riacquistava la sua capacità di manovra, quindi tutta la sua pericolosità. I santostefanesi vogarono più forte incitati a gran voce dai loro timonieri.
Era diventata una gara tra le barche a remi dei pescatori ed il vento, ma con grande sforzo e soddisfazione i giovani santostefanesi arrivarono al vascello prima che alzasse il vento ed attaccarono. Dopo una dura lotta i pirati furono sconfitti, la nave fu spogliata dei tesori e data alle fiamme, dopodichè le barche a remi ripresero la via di casa dove sulla costa gli abitanti attendevano esultanti e festosi.
Sulla “sciabica” che per prima aveva raggiunto la nave pirata sventolava, come un trofeo, lo stendardo del corsaro.
Da quell’anno per celebrare la vittoria sugli invasori si disputava a Ferragosto una gara remiera ed al vincitore andava un palio che ricordava il vessillo ammainato del vascello barbaresco.
La tradizione si è tramandata fino ai giorni nostri e anche se con rilevanti modifiche, il premio principale che compensa la fatica dell’equipaggio vincente, è un palio dipinto a mano, dedicato alla Madonna dell’Assunta che quel giorno protesse gli abitanti santostefanesi.
Come si può ben vedere le storie sono diverse ma riconducono ambedue allo stesso epilogo per cui, NOI, oggi ogni 15 Agosto disputiamo con tanta gioia e passione una regata remiera ed al vincitore viene consegnato un PALIO.
Oltre che dalla derivazione “romantica” delle varie leggende, dobbiamo dire che il Palio non può non discendere, da quell’andare e venire a forza di remi tra la terra ferma e le navi che avveniva nel passato, alle origini della Comunità Argentarina.
Infatti a forza di remi si praticava la pesca, si trainavano i velieri nei giorni di bonaccia, si trasportavano marinai, soldati, acqua, merci ecc. ecc.. Il passaggio dalla fase lavorativa a quella ludica è automatico e naturale, i vogatori che tutti i giorni in mare lavoravano con il remo in mano iniziarono a sfidarsi in gara nei giorni di festa. Era nato così il “Palio”.
Probabilmente il Palio nasce fra il 1840 ed il 1850, periodo in cui maturano degli eventi che potrebbero aver contribuito alla istituzione di detta festa paesana.
Nel 1842 il granduca Leopoldo II di Toscana decreta la nascita di Monte Argentario che fino ad allora era stato “controllato” da Orbetello.
In quel periodo, inoltre, esplode la crescita demografica ed a Porto Santo Stefano l’abitato si sviluppa proprio in quelle zone, che poi avrebbero dato il loro nome ai 4 rioni. Rioni che si distinguevano per le varie attività lavorative, cosa che li avrebbe portati a confrontarsi in tutte le occasioni della vita pubblica.
In quel lasso di tempo si afferma anche il culto dell’Assunta, venerata come patrona dei marinai, che da l’opportunità di affiancare alla festa religiosa una manifestazione di carattere sportivo, che mettesse a confronto i quartieri del paese.
 Anche se la manifestazione nacque, probabilmente, a metà dell’Ottocento, il primo documento ufficiale è datato 13 Agosto 1937. Questa è una data storica, in quanto, in quel giorno di tanti anni fa, fu redatta la prima regolamentazione del Palio. Se prima di tale evento a Porto Santo Stefano si correvano semplici gare remiere, da quel 13 Agosto1937 si correva, nelle acque antistanti Porto S. Stefano, il PALIO MARINARO DELL’ARGENTARIO.
Proprio il Regolamento Podestarile del 1937 stabilisce la denominazione, che è arrivata fino ai giorni nostri, di Palio Marinaro dell’Argentario, oltre che:
- il giorno preposto della regata (a Ferragosto);
- i nomi ed i confini dei rioni VALLE, CROCE, PILARELLA e FORTEZZA;
- i colori ed i gagliardetti di ciascuna contrada;
- la distanza da percorrere (all’epoca 3000 mt. in linea retta);
- il tipo di imbarcazioni ammesse alla regata;
- la composizioni degli equipaggi (4 vogatori ed 1 timoniere) ed il loro status (marittimi domiciliati e residenti nel Comune di Monte Argentario).
Dal 1937 ad oggi, il Palio si è corso tutti gli anni ad eccezione degli anni dal 1940 al 1944 in cui il Palio non fu disputato a causa del secondo conflitto mondiale.
Il Palio in tutti questi anni si è evoluto, vi proponiamo in breve rassegna le modifiche più rilevanti.
1939. Ridefinizione dei colori e dei simboli dei 4 Rioni.
1950. L’Amministrazione Comunale fa costruire 4 guzzi UGUALI, per peso e lunghezza, appositamente per il Palio Marinaro, i quali vengono assegnati ogni anno per estrazione a sorte a ciascun rione. I loro nomi erano, e sono tuttora: GRECALE, LIBECCIO, MAESTRALE e SCIROCCO.
Dal 1937 al 1949 i rioni gareggiavano su guzzi di privati cittadini domiciliati e resididenti nel Comune di Monte Argentario a cui si chiedeva l’uso della loro imbarcazione, in particolare i loro nomi erano: " il BIFERO ", " il GAMBERO ", " il CANOPO ", " l' IDA ", " l' ALGA ", " il GIOIETTA ", " il TARWITA' ", " l' ADA " ed " il CESARE ALBERTO ".
1950. Altra modifica importante è quella della definizione di un nuovo percorso di gara. 4000 mt. divisi in 4 tratte da 1000 mt. In precedenza la distanza era di 3000 mt ed in linea retta.
1956. La Coppa d'Oro. Viene messa in Palio per la prima volta dal Commendatore Silvio Gasperrini la Coppa d’Oro “Torre di Lividonia” da assegnare a titolo definitivo al Rione che si aggiudica il Palio per TRE anni consecutivi. Questa viene vinta dal Rione Valle (1966-67-68) che successivamente se ne aggiudicherà un’altra (1989-90-91). Due Coppe d'Oro anche per il RIONE FORTEZZA nel triennio 2002-2003-2004 e nel 2006-2007-2008. Una Coppa d’Oro, invece, per il Rione Croce (1984-85-86) .
Ad onor del vero esisteva un trofeo analogo, ma al momento meno prestigioso dell’attuale Coppa d’Oro, già nella regolamentazione del 1937. Citiamo testualmente l’Art. 3 del Regolamento Podestarile del 1937:
“Il Comune provvederà a mettere in Palio una coppa di valore ed artistica che sarà assegnata in definitivo al Rione, i cui colori vinceranno la gara per tre anni consecutivi.”
Leggendo tale art. si potrebbe dire che anche il Rione Pilarella ha “due Coppe d’Oro” (1945-46-47 e 1954-55-56-57) …ma nessuno (neanche i pilarellai) riconosce tali trofei, a differenza dei 4 palii vinti consecutivamente, del record di vittorie (22) e del record cronometrico su 4000 mt. (24’e24” del 1992); così come la Croce dovrebbe averne un'altra (1948-49-50).
1958. Cambia ancora il percorso. Per rendere ancor più spettacolare e visibile la regata, la distanza di 4000 mt. viene divisa in 8 tratte da 500 mt., successivamente sarà portata definitivamente a 10 tratte da 400 mt.
1960. Viene istituito il premio “ Timone d’Argento”. Una giuria scelta, diversa ogni anno, assegna il premio al miglior timoniere della regata, spesso il timoniere del Rione vincente.
1970. Viene istituita la " Coppa Primo Vongher", che si disputava il 16 Agosto, in batterie e finali, sugli stessi battelli del Palio. Il tratto da percorrere era di 800 mt., con una virata al largo, a cui prendevano parte tanti giovani vogliosi di far vedere le loro capacità. Era nato il PALIOTTO, manifestazione caratteristica ancora viva, anche se in tono minore.
1976. I vecchi guzzi vanno “in pensione” dopo 26 anni di servizio. L’Amministrazione Comunale fa costruire altri 4 guzzi uguali fra loro, diversi nella struttura hanno mantenuto però i nomi dei loro predecessori.
1981. Viene istituito il "Palietto", gara dedicata ai giovani santostefenesi che iniziano a prendere confidenza con il remo. Al momento della sua creazione il Palietto era una gara in linea retta (come era il Palio ai suoi inizi), la distanza da percorrere era di 2000 metri. Succesivamente il percorso è stato portato alla distanza di 2400 metri suddivise in 6 tratte da 400 metri, il luogo di svolgimento è sempre lo Stadio del Turchese. Attualmente possono partecipare alla regata i ragazzi di età non superiore ai 23 anni ad eccezione del timonmiere. In precedenza l'età massima era di 21 anni.
CLICCA QUI per vedere l'albo d'oro del Palietto.
1998. Affiliazione alla F.I.C.S.F.. Il Palio Marinaro dell’Argentario si affilia alla Federazione Italiana di Canottaggio a Sedile Fisso.
2005. Riallineamento del campo di gara. I corpi morti a cui sono agganciati i gavitelli a largo sono stati spostati e messi in linea in modo da avere un campo di gara il più preciso possibile, nel senso di avere la minor differenza possibile tra una corsia e l'altra. La distanza tra i gavitelli a terra e quelli a largo è stata misurata ed è pari a 397 metri.
2006. Assegante Sedi a due Rioni. Il Comune di Monte Argentario ha assegnato con convenzione ventennale due locali da adibire a sede rionale al Rione Fortezza (Via del Forte n. 23) ed al Rione Valle, ancora in fase di studio l'assegnazione della sede per i Rioni Croce e Pilarella.
CLICCA QUI per leggere lo Statuto del Palio Marinaro dell'Argentario, aggiornato al 2009 ed attualmente in vigore (in formato PDF), oppure, se voui, puoi SCARICARLO sul tuo PC dalla sezione Download (sempre in formato PDF).
COSA SIGNIFICA IL PALIO PER I SANTOSTEFANESI
Raccontare leggende, riportare citazioni storiche e dare descrizioni è sicuramente poca cosa in confronto al dare una spiegazione di cosa il PALIO significhi per un Santostefanese. E’ facile parlare, e scrivere, di fatti accertati o presumibilmente avvenuti ma quando si toccano le emozioni di persone in carne ed ossa allora il compito risulta arduo. L’obiettivo è raccontare come un SANTOSTEFANESE VIVE IL PALIO, in quanto il Palio Marinaro dell’Argentario è “ UNA RAGIONE DI VITA”.
Siamo consci di non saper descrivere un così “alto” concetto, e per questo affidiamo l’incarico ad un cronista degli anni ’50. Nonostante il contributo sia abbastanza datato, è incredibile quanto il suo contenuto sia “ATTUALE”.
“Ciò che il Palio Marinaro significa per gli altri poco importa, ma ciò che esso significa per noi Santostefanesi assume un certo valore, se non altro, un valore morale. Noi nel Palio vediamo più che una gara sportiva - sempre bella da questo lato – ma vediamo in esso, una competizione emulativa, una manifestazione di forza e soprattutto una questione di orgoglio cittadino.

Al Palio Marinaro non partecipano soltanto i vogatori, ma con oro il popolo tutto. Ciascuno patteggiando per la propria contrada, incitando con la voce e col gesto i propri beniamini, sventolando i colori della propria bandiera. Molti penseranno che il palio si riduce a ben poca cosa, e che iniziato ad un’ora del quindici Agosto abbia termine pochi minuti dopo. Niente di più erroneo. Si potrebbe dire che esso non conosca alcun inizio, e che finita la competizione – qualunque sia la contrada vincente – già si incomincia, almeno nelle discussioni, a preparare per il palio dell’anno a venire. Insomma, il palio rimane vivo in un modo o nell’altro, l’intero anno, raggiungendo, s’intende, il suo acume, il giorno che si disputa.
Una gara remiera, su di uno specchio d’acqua magnifico, sotto un cielo meraviglioso, incorniciata stupendamente dalle nostre rive, dalle ubertose colline indorate dai raggi d’oro del grande astro di fuoco, è già di per sé stessa, molto, anzi moltissimo. Ma se a questo aggiungiamo, a degno completamento, la cornice di folla – nostra e forestiera – viva multicolore allegra, piena di passione, il quadro diventa grandioso spettacolare superbo, la giornata memorabile di quelle che non si dimenticano facilmente, insomma degna di essere vissuta. Ed al passaggio delle bandiere garrenti al vento del nostro golfo, proviamo una sensazione sconosciuta, mentre un brivido corre per la persona tutta. Vinca chi vinca, quelle bandiere sono molto per noi. Esse rappresentano le nostre contrade: le contrade del paese dove siamo nati, dove viviamo, dove stanno gli affetti più cari e più santi, esse sono il nostro paese. Il paese che rimane nel cuore di chi lo vede per la prima volta: il paese ch’è e sarà sempre nel cuore nostro che vi abbiamo avuto culla. Valle, Pilarella, Croce, Fortezza, dicevo, vinca chi vinca, nel palio noi vediamo l’anima intima ed intera del popolo Santostefanese, di questo popolo onesto e laborioso, probo ed ospitale, umile sì, ma nella sua umiltà grande.”
Tratto da: “NOSTRO SCOGLIO” numero unico in occasione del Palio Marinaro 1953
A cura del Comitato Organizzatore del Rione Fortezza
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